NASCITA DEL CINEMA WESTERN ITALIANO - PARTE 1

 
 

Senz'ombra di dubbio tra tutti i generi cinematografici affrontati dai registi italiani, quello del western è quello che se più imposto nel panorama internazionale, creando stuoli di fans e registi di tutto il mondo che ancora oggi tentano d'imitare il cosidetto "spaghetti western". Ma come nasce questo genere italiano? Una cosa è certa, nessun produttore o regista italiano si sarebbe mai sognato che avrebbe potuto battere il cinema americano, figurati poi in un genere in cui facevano letteralmente da padroni. Mai si sarebbe pensato che potesse accadere che registi di western come Sam Peckinpah applaudissero film come "Per un pugno di dollari", che John Wayne dopo aver visto "Django" dicesse: "Non so cosa darei per interpretare un western come quello che ho appena visto", che attori come Jack Nicholson avrebbero addirittura pregato Sergio Corbucci e la sua produzione per avere i diritti di distribuzione di "Django" in America. Ma eppure tutto questo fù una realtà, sia per registi, che per attori e produttori, il ciclone western italiano aveva davvero cambiato un genere, aveva portato gli americani a cercar di copiare un genere che loro avevavo ideato e gli europei modificato. Fino al 1963 in Italia di western se ne erano prodotti solo in chiave farsesca, più delle volte interpretati da attori come Raimondo Vianello, Ugo Tognazzi e Walter Chiari, più delle volte si trattava di semplici parodie dei classici americani, come "Un dollaro di fifa" da "Un dollaro d'onore". Ma il vento italiano stava iniziando a soffiare sul selvaggio West. Siamo sempre nel 1963, la casa di produzione PEA del giovane napoletano Alberto Grimaldi si associa con la Copercines dello spagnolo Eduardo Manzanos. Questi ha costruito un piccolo villaggio western a circa 35 km. a Nord di Madrid. Ne nasce il primo western italiano, sulla scia di quelli classici americani "I 3 implacabili" per la regia di J.Romero Marchent, poi sempre Grimaldi in co-produzione realizza "I 3 spietati", "I 7 del Texas" e "La valle delle ombre rosse", nel frattempo anche la Jolly Film di Papi e Colombo produce il suo primo western: "Duello nel Texas". Queste pellicole hanno tutte un discreto successo, il genere western inizia a prendere un serio interesse da parte dei produttori. Siamo all'inizio del 1964, il direttore della fotografia Enzo Barboni e il suo collega e amico Stelvio Massi, sono appena usciti dal cinema, hanno visto il film "La sfida del samurai" (Yojimbo) di Akira Kurosawa, incontrano Sergio Leone che come al solito se ne sta davanti ad un bar, dopo il flop al botteghino del suo "Il colosso di Rodi". I 2 gli dicono che da quel film potrebbe venirci fuori un'ottimo western. Leone incuriosito il giorno dopo va a vedere quel film, entusista telefona subito allo sceneggiatore Sergio Donati, e gli chiede di adattare una sceneggiatura. Ma Donati conoscendo Leone come un tipo dai mille progetti e mai niente di concreto, prima guadagna tempo e poi rifiuta categoricamente. Leone non si dà per vinto e riesce a coinvolgere Duccio Tessari e Ferdinando Di Leo. Ne nasce così una sceneggiatura di 358 pagine dal titolo "Il magnifico straniero". Ora bisogna trovare un produttore che gli dia fiducia, visto il suo precedente flop cinematografico. Si reca così da una piccola casa di produzione: La Jolly Film di Papi e Colombo, questi ultimi sembrano credere molto nel genere western e infatti stanno appena producendo un nuovo film a Mario Caiano, dal titolo "Le pistole non discutono" con Rod Cameron. Il progetto viene approvato, ma come film secondario a quello di Caiano e con delle condizioni: dovranno essere usate le stesse scenografie, le stesse location, gli stessi costumi e le stesse comparse e dovrà essere girato in sole 6 settimane. Non solo il budget disponibile per il film e di soli 90 milioni, contro i 380 di Caiano. Sergio Leone non avendo scelta accetta, ora deve trovare il protagonista del film e lo deve fare subito siamo a Marzo e in Aprile deve iniziare a girare.

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