INTRODUZIONE E NASCITA DEL WESTERN ITALIANO

Il cinema western italiano, noto anche come "Spaghetti Western" è un genere cinematografico sviluppatosi verso la metà degli anni 60 e poi arrivato fino ai primi anni 70 differenze salienti di questo genere rispetto al classico western americano erano le location, per lo più situate nei paesi del mediterraneo, le storie più cruente e ovviamente il budget quasi sempre striminzito. Ai classici eroi a cui ci aveva abituato il western americano John Wayne ecc si contrappone ora un nuovo tipo di eroe più cinico, senza scrupoli, sporco, impolverato e dotato di una sottile e a volte macabra ironia. Dopo che il genere mitologico aveva cominciato a decadere alcuni registi italiani sentirono il bisogno di cercare nuovi sbocchi, così alcuni registi si misero a tavolino è inventarono un nuovo genere cinematografico, tra questi i nomi più importanti sono Sergio Leone, Duccio Tesari e Sergio Corbucci che iniziano a girare i primi western "Made in Italy" il genere statunitense di origine viene radicalmente modificato, niente più storie d'amore e lunghe e noiose chiacchierate dal tono moraleggiante ma tantisisma vilolenza e azione a volte spinta ai livelli più estremi (basti pensare a "Se sei vivo spara!" giusto per citarne uno) un mondo fatto di spettrali cimiteri, funeree campane di chiese che echeggiano in sottofondo, polvere e vento che soffia portando con se un alone di morte e i rumori delle pistole che sono molto più forti di quelle dei film americani, poi ci sono le torture pestaggi a sangue, amputazioni, crocifissioni, scuiamenti ecc. Nella prima parte del fenomeno si hanno western di azione pura, vendette, rapine,morti cruente, tradimenti ecc poi con l'arrivo di Sollima e Damiani si assite alla nascita di un nuovo genere il western di ambientazione storico politica. Nel '70 il genere western ha una nuova svolta con Enzo Barboni (E.B.Clucher) è il suo genere comico-western della serie "Trinità". Il successo fu così planetario che da quel punto in Italia si producevano solo western-comici. Tra il 1964 e il 1974 furono girati circa 500 western anche se riuscire a fare un censimento attendibile a l 100% è quasi impossibile, la maggior parte di essi erano tutti scritti è girati da italiani. Non tutti questi film furono dei prodotti eccellenti ma ebbero la fortuna di uscire nelle sale al momento giusto e riuscirono lo stesso ad'avere un discreto consenso da parte del pubblico. In linea di massima la trama degli " Spaghetti Western "si può dividere in tre filoni, il western che si ispira a Sergio Leone e Corbucci dove abbiamo un eroe solitario senza passato velocissimo con la pistola, quasi spettrale e quasi sempre in cerca di una vendetta o molto più semplicemente alla ricerca di un pò di denaro. Poi c'è il western ispirato a Sollima e Damiani che è ambientato trà rivoluzionari messicani alla ricerca di libertà e giustizia ed infine il Western un pò più leggero e divertente ispirato ai film di E.B. Clucher. Quasi tutti i western di quesi tempi furono girati in Spagna e spesso attori e registi usarono pseudonimi americani per celare le loro origini italianissime, i bassissimi budget a disposizione imponevano notevoli sacrifici per poter girare un film credibile rispetto alla concorrenza hollywoodiana, quì l'ingegno italiano si mise in azione e i risultati il più delle volte furono eccezionali, i villaggi poco abitati e quasi spettrali sono una componente tipica di questi film ciò era dovuto al fatto che meno comparse c'erano meno soldi occorrevano. Parlare di western significa inevitabilmente parlare di Sergio Leone e di Clint Eastwood, ma oltre a queste due icone del genere ve ne furone molte altre come: Franco Nero e Sergio Corbucci rsipettivamente attore e regista del capolavoro"Django" un film eccezionale che ebbe un successo enorme a tal punto che una copia di questo film è custodita in un famoso museo di New York come rara opera di arte cinemetografica, Tomas Milian interprete del famosissimo Cuchillo (questo personaggio diventò così famoso da essere preso
come simbolo tra i giovani di "Lotta continua") il messicano dal coltello facile e sempre intento a scappare da tutti e tutto, Lee Van Cleff l' indimenticabile bounty killer "Sentenza" dei film di Sergio Leone nonchè protagonista di molti altri western famosi tra cui il personaggio di "Sabata" di Parolini, Giuliano Gemma nei panni di "Ringo" un pistolero dalla faccia d'angelo diversamente dai vari Sartana e Django ma comunque dalla pistola letale, Gianni Garko nei panni delllo spettrale pistolero "Sartana".

Trà i cattivi vanno seganlati Klaus Kinski e Fernando Sancho specializzato nel ricoprire il ruolo del pistolero messicano grasso, baffuto, sporco, rude e vestito con giacche militari con cinturoni incrociati. Di seguito elencheremo alcuni di quei film che si sono dimostrati più innovativi rispetto al modello di origine, si tratta di brevi cenni ma a breve di ognuno sarà pubblicata un recensione curata fino nie minimi particolari -Tra i western più violenti mai realizzati và segnalato "Se sei vivo spara"noto anche come "Oro Hondo" quì Tomas Milian veste i panni di un pistolero che usa proiettili d'oro per uccidere i suoi nemici, le persone del paese se ne accorgono e iniziano a dilaniare le carni delle persone ferite per recuperare i proitettili del prezioso minerale poi si continua con martorizzazioni di corpi riprese con ricchezza di particolari, uno stupro ai danni di un ragazzo e ogni sorta di violenza immaginabile e inimmaginabile. L'atmosfera equivoca, lugubre e malsana che regna intorno a tutta l'ambientazione del film lo rende una parentesi strana e originalissima nel panorama del western italiano, alcune volte sembra di assistere più ad uno splatter movie puro che ad un western, il film dopo essere stato più volte sequestrato uscì nelle sale e divenne un successone.Un altra parentesi curiosa ed interessante nel western italiano furono i cosiddetti western kung-fu nati come variante dei film di arti marziali giapponesi che spopolavano a quei tempi, trà i più belli vanno segnalati "Il mio nome è Shangai Joe" di Mario Caiano -Vanno citati inoltre i due unici western diretti dal maestro del cinema horror italiano Lucio Fulci "I quattro dell'apocalisse" un bellissimo western iperviolento con un grandissimo Tomas Milian nella parte del cattivo senza scrupoli ed estremamente sadico, il film è inutile dire che ebbe non pochi problemi con la censura a cusa di alcune scene molto gore come quella in cui Tomas Milian si diverte a scuioare vivo uno sfortunato sceriffo. "Sella d'argento" invece era un western diverso quasi nostalgico con un grandissimo Giuliano Gemma. Il regista Tonino Valerii invece diresse un Terence Hill più che mai in forma in "Il mio nome è nessuno" un western bellissimo sceneggiato da Sergio Leone. Tra i film più sinificativi del filone western politico/storico che furono per la maggioranza ambientati ai tempi della rivoluzione messicana, vanno segnalati il bellissimo "Tepepa" con Tomas Milian, "Il mercenario" di Corbucci, "Vamos a matar companeros"sempre di Corbucci,"Quien sabe? " di Damiano Damiani la vicenda si snoda ai tempi della rivoluzione messicana e vede protagonisti un gringo assoldato per uccidere il capo dei rivoluzionari e un feroce bandito "El Chuncho" senza scrupoli e un frate rivoluzionario(splendidamente interpretato da Klaus Kinski). Altri film del filone furono: "Requiescant" di Carlo Lizzani (questo film ebbe un tale successo di ispirare una serie di fumetti cosa che successe anche per Trinità.

Senz'ombra di dubbio tra tutti i generi cinematografici affrontati dai registi italiani, quello del western è quello che si è più imposto nel panorama internazionale, creando stuoli di fans e registi di tutto il mondo che ancora oggi tentano di imitare il cosidetto "spaghetti western". Ma come nasce questo genere italiano? Una cosa è certa, nessun produttore o regista italiano si sarebbe mai sognato che avrebbe potuto battere il cinema americano, figurati poi in un genere in cui facevano letteralmente da padroni. Mai si sarebbe pensato che potesse accadere che registi di western come Sam Peckinpah applaudissero film come "Per un pugno di dollari", che John Wayne dopo aver visto "Django" dicesse: "Non so cosa darei per interpretare un western come quello che ho appena visto", che attori come Jack Nicholson avrebbero addirittura pregato Sergio Corbucci e la sua produzione per avere i diritti di distribuzione di "Django" in America. Ma eppure tutto questo fù una realtà, sia per registi, che per attori e produttori, il ciclone western italiano aveva davvero cambiato un genere, aveva portato gli americani a cercar di copiare un genere che loro avevavo ideato e gli europei modificato. Fino al 1963 in Italia di western se ne erano prodotti solo in chiave farsesca, più delle volte interpretati da attori come Raimondo Vianello, Ugo Tognazzi e Walter Chiari, più delle volte si trattava di semplici parodie dei classici americani, come "Un dollaro di fifa" da "Un dollaro d'onore". Ma il vento italiano stava iniziando a soffiare sul selvaggio West. Siamo sempre nel 1963, la casa di produzione PEA del giovane napoletano Alberto Grimaldi si associa con la Copercines dello spagnolo Eduardo Manzanos. Questi ha costruito un piccolo villaggio western a circa 35 km. a Nord di Madrid. Ne nasce il primo western italiano, sulla scia di quelli classici americani "I 3 implacabili" per la regia di J.Romero Marchent, poi sempre Grimaldi in co-produzione realizza "I 3 spietati", "I 7 del Texas" e "La valle delle ombre rosse", nel frattempo anche la Jolly Film di Papi e Colombo produce il suo primo western: "Duello nel Texas". Queste pellicole hanno tutte un discreto successo, il genere western inizia a prendere un serio interesse da parte dei produttori. Siamo all'inizio del 1964, il direttore della fotografia Enzo Barboni e il suo collega e amico Stelvio Massi, sono appena usciti dal cinema, hanno visto il film "La sfida del samurai" (Yojimbo) di Akira Kurosawa, incontrano Sergio Leone che come al solito se ne sta davanti ad un bar, dopo il flop al botteghino del suo "Il colosso di Rodi". I 2 gli dicono che da quel film potrebbe venirci fuori un'ottimo western. Leone incuriosito il giorno dopo va a vedere quel film, entusista telefona subito allo sceneggiatore Sergio Donati, e gli chiede di adattare una sceneggiatura. Ma Donati conoscendo Leone come un tipo dai mille progetti e mai niente di concreto, prima guadagna tempo e poi rifiuta categoricamente. Leone non si dà per vinto e riesce a coinvolgere Duccio Tessari e Ferdinando Di Leo. Ne nasce così una sceneggiatura di 358 pagine dal titolo "Il magnifico straniero". Ora bisogna trovare un produttore che gli dia fiducia, visto il suo precedente flop cinematografico. Si reca così da una piccola casa di produzione: La Jolly Film di Papi e Colombo, questi ultimi sembrano credere molto nel genere western e infatti stanno appena producendo un nuovo film a Mario Caiano, dal titolo "Le pistole non discutono" con Rod Cameron. Il progetto viene approvato, ma come film secondario a quello di Caiano e con delle condizioni: dovranno essere usate le stesse scenografie, le stesse location, gli stessi costumi e le stesse comparse e dovrà essere girato in sole 6 settimane. Non solo il budget disponibile per il film e di soli 90 milioni, contro i 380 di Caiano. Sergio Leone non avendo scelta accetta, ora deve trovare il protagonista del film e lo deve fare subito siamo a Marzo e in Aprile deve iniziare a girare. Leone contatta Rory Calhoun, con cui aveva già lavorato in "Il Colosso di Rodi", ma rifiuta dicendogli che la storia del film gli fà letteralmente schifo. Leone allora invia il copione a Henry Fonda che manco lo legge, a Charles Bronson che rifiuta dicendo che è la peggiore sceneggiatura che abbia mai letto, a James Coburn che accetta, ma vuole 60 milioni, troppi per il budget di cui dispone. Si reca allora dai suoi produttori Giorgio Papi e Arrigo Colombo dicendogli che se gli allargano il budget può avere Coburn nel ruolo del protagonista. Questi rifiutano e gli propongono in alternativa l'attore Cameron Mitchell nel ruolo del protagonista. Leone risponde che deve avere Mitchell piuttosto il film non lo fà. Ma a risolvere la questione è una giovane ragazza Claudia Sartori che lavora per l'Agenzia "William Morris" di Roma. Lei aveva visto un giovane attore che faceva da spalla al protagonista nella serie televisiva western "Rawhide" della CBS americana. Il nome dell'attore era Clint Eastwood. Leone non è molto convinto, dice che ha la faccia troppo pulita. Eastwood intanto chiede solo 30 milioni e accetta la parte. Il tempo stringe, Leone accetta ma dice a Eastwood di arrivare sul suo set con la barba minimo di una settimana. Così ad Aprile inizia a girare il suo "Il magnifico straniero". Ma quello che successe durante le 6 settimane di riprese e da vero film comico e in perfetto stile italiano. Leone prima dovette rinunciare ad una scena in cui un condor si avventava sul cadavere di Ramon (Gian Maria Volontè), perchè il condor che aveva affittato la produzione per il western di Caiano, fu prestato alla troupe di Leone e mentre il macchinista di Leone provava i fucili, fece partire una fucilata che prese in pieno il condor. La produzione dovette anche risarcire il proprietario del volatile. Ma non finisce qui nell'ultima settimana di riprese, Leone finisce i soldi a disposizione. Quindi i proprietari ritirano tutte le macchine da presa affittate. In albergo allora Leone incontra Gianni Garko che sta girando il film "Saul e David" di Marcello Baldi. Leone si fa prestare 2 cineprese, della dinamite e un'artificiere per girare le scene dell'esplosione e per ultimare il film. Ma ora c'è un'altro problema, si è persa la sceneggiatura. Infatti Tonino Valerii (aiuto regista) l'ha dimenticata in albergo, e la donna delle pulizia l'ha buttata via. Leone e Valerii rattopparono i dialoghi improvvisando. Stesso problema si ebbe anche dopo per il doppiaggio, i dialoghi furono improvvisati a memoria. Ultimato il film ora Leone aveva bisogno delle musiche, decise di contattare un suo vecchio compagno di scuola, che lavorava poco o niente nel cinema. Questi era Ennio Morricone, che accettò subito, incontrò la produzione (Papi e Colombo) dopodichè compose delle musiche che Leone ascoltandole, disse senza mezzi termici che erano orribili e andò via. Morricone telefonò il giorno dopo a Leone dicendogli che lui aveva composto le musiche che gli erano state consigliate dalla sua produzione e non quello che lui aveva in mente. Leone disse di non pensare ai produttori (non andava d'accordo su nulla Leone con Papi e Colombo, le loro liti sul set sono memorabili). Così Morricone ricompose le musiche e il film era finalmente pronto. Il titolo venne cambiato in "Sfida a Texas City". Il 28 Agosto viene presentato alla censura e ottiene il nulla osta per la pubblica proiezione il 1° Settembre, ma con il divieto ai minori di 18 anni. Così Leone deve apportare 13 tagli al film e ripresentarlo il 18 Settembre, la censura viene tolta. Intanto è già uscito "Massacro al Gran Canyon" di Sergio Corbucci e il 26 Agosto anche "Le pistole non discutono" di Mario Caiano. Finalmente il 24 Settembre esce anche il western di Leone, che ricambia il titolo in "Per un pugno di dollari". Esce a Firenze in una sala minore vicino alla stazione. Il film si preannuncia un tale flop, che la Jolly Film ha anche acquistato una decina di biglietti per paura che il gestore del cinema lo togliesse subito. Ma improvvisamente accade qualcosa di davvero inaspettato, il cinema di Firenze e strapieno tutte le sere, essendo l'unico cinema a proiettarlo la gente arriva con il treno anche da altre città per vedere il film dello "Straniero senza nome". Dopo 1 settimana tutti i gestori vogliono proiettare "Per un pugno di dollari" tanto che la Jolly Film ritira il film per fare altre pizze della pellicola. E fa un'uscita più in grande stile in tutti i maggiori capoluoghi d'Italia. Il film continua a rimanere in tutte le sale, il 16 Dicembre il film ha già incassato 450 milioni. Intanto esce anche "Jim il primo" di Bergonzelli, "Minnesota Clay" sempre di Corbucci e "Giorni di fuoco" con Mario Girotti (futuro Terence Hill) western di produzione tedesca. Molta concorrenza, ma Leone e il suo western non la teme, il suo film sta sbancando i botteghini d'Italia, tanto che se ne accorge anche il regista Akira Kurosawa che lo accusa di plagio. Ma anche Kurosawa è a sua volta accusato di plagio, la sua storia e tratta dal racconto dei Grandi romanzi gialli "Piombo e sangue" di Dashiell Hammett del 1929. Si trova un'accordo Kurosawa paga i diritti alla casa editrice di Hammett e la Jolly Film gli dà il 15% degli incassi mondiali, più quelli in Giappone, Papi e Colombo pensano di aver fatto un'affare, cosa vuoi che incassi il film in Giappone, invece l'affare lo fa Kurosawa, il film di Leone esplode in Giappone, e negli anni a venire gli a fruttato una rendita fissa per i dvd e le proiezioni televisive. Kurosawa ha anche ammesso che "Per un pugno di dollari" per cui aveva l'esclusiva solo in Giappone gli ha fruttato 10 volte di più di "La sfida del samurai" in cui ne deteneva i diritti in tutto il mondo. E pensare che la Jolly Film avrebbe potuto evitare tutto questo se solo avesse creduto di più nel regista Sergio Leone e pagato i diritti che ammontavano a poco più di 15 milioni. Alla fine il film di Leone ha incassato più di 2 miliardi di lire solo in Italia, per quei tempi una cifra enorme. Ormai il genere era lanciato tutti iniziavano a produrre western, sulla Via Tiburtina, appena oltrepassato il raccordo anulare, in località Settecamini è sorto un villaggio western. L'organizzatore è Luigi Mannini. Si girano film western ovunque tra Roma e provincia, a Villa Mussolini, in Sardegna, sui monti di Civitavecchia ovunque, le località si affollano i set si moltiplicano, le troupe si accavvallano. Spesso si deve interrompere le riprese perchè nell'inquadratura sono improvvisamente entrati pistoleri a cavallo di un'altro film. Intanto Leone lascia la Jolly Film e si mette con Alberto Grimaldi e la sua PEA, inizia a preparare il suo nuovo western "La collina degli stivali" titolo che cambierà in "Per qualche dollaro in più" e che poi farà suo Giuseppe Colizzi tre anni dopo, l'inventore anche della coppia Spencer-Hill. Anche registi d'autore iniziano a fare western, tra questi vi è Carlo Lizzani con Requiescant ed Enzo Peri con "3 pistole contro Cesare". Insomma tanti film, tanti personaggi come Sartana, Sabata, Django, Ringo, Cuchillo, Garringo ecc. e tutti grandi successi. Il cinema italiano si è ripreso, l'economia italiana va alla grande, e a Cinecittà e in tutt'Italia c'è lavoro per tutti. Sono gli anni più belli per il cinema italiano (1964-1968). Ma come tutte le cose eccessive, il troppo stroppia, e a furia di fare spaghetti western la gente inizia a farne indigestione. Nel 1969 i western iniziano a calare, la gente inizia a snobbarli, inizia a non andarli a vedere più. Inizia ad arrivare un nuovo tempo, quello di Enzo Barboni, Italo Zingarelli e Trinità. Barboni già nel 1969 aveva scritto una sceneggiatura per un western comico, ma trova un produttore solo nel 1970, questi è Italo Zingarelli, il film è "Lo chiamavano Trinità...". Così Enzo Barboni si trova a vivere quello che è successo a Sergio Leone 6 anni prima, il film costato 440 milioni (tutti e due, girati insieme per risparmiare) incassa più di 4 miliardi, e il seguito "...continuavano a chiamarlo Trinità" sfiora i 5 miliardi d'incasso, per non parlare del successo in Europa (in Germania incassa più dell'Italia). Il western ora è cambiato radicalmente. Negli anni a venire (1971-1975) vi è un nuovo filone da sfruttare: quello del western-comico, i film e i personaggi sono tantissimi: Tresette, Provvidenza, Nessuno ecc. Ma ormai il genere ha i film contati, la gallina dalle uova d'oro sfruttata in tutti i modi, si sta esaurendo, anche perchè vi è un nuovo genere che sta invadendo l'Europa e viene "Dalla Cina con furore" ed è Bruce Lee e i kung-fu movie. Il western italiano è finito, da allora sono trascorsi più di 50 anni, e il genere non è mai più decollato, ma sicuramente ciò che ha lasciato sono capolavori della cinematografia senza età che di certo non finiranno mai.

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